TERRITORIO

I L   B A C I N O   D E L   M A T K H

Le caratteristiche del territorio

La depressione del Matkh è un ampio e irregolare bacino lacustre, che si estende per quasi 28 km lungo un asse nord-sud, nel quale confluiscono e si perdono le acque del Nahr el-Quweyq, un fiume lungo 135 km le cui sorgenti si trovano nell’altopiano di Gaziantep in Turchia sud-orientale e che attraversa la Siria Settentrionale Interna passando per la città di Aleppo (Fig. 1).
Fig. 1

Un prolungamento meridionale del bacino, chiamato es-Si’iha, si estende per circa 5 km verso nordovest ed è alla sua estremità più occidentale che si trova il sito di Tell Tuqan. Ai margini del Matkh sono ubicati molti insediamenti databili tra il Tardo Calcolitico e l’età Persiano-Ellenistica, a testimoniare che l’attuale configurazione della depressione corrisponde a quella dell’antico lago, oggi completamente scomparso (Fig. 2)
Fig. 2
. Questo paleo-lago costituisce il centro della parte meridionale del bacino di Aleppo, un ampio bacino idrografico endoreico delimitato dallo Jebel Zawiyeh a ovest e dallo Jebel al-Hass a est, caratterizzato dal corso d’acqua perenne del Nahr el-Quweyq e da numerosi minori ruscelli stagionali che convergono radialmente verso la depressione ma che si infiltrano nel terreno alimentando la falda acquifera sotterranea prima di raggiungere il Matkh. La maggior parte di questi sono oggi completamente secchi e ne resta però traccia negli avvallamenti che hanno scavato nel corso del tempo.
Si tratta di un complesso idrografico di tipo ‘chiuso’ o interno, tipico dei climi semi-aridi come quello presente nel territorio di Tuqan.
La zona dell’antico bacino è oggi caratterizzata da terreni fertili con suoli grigio-marroni e da una falda acquifera compresa tra 35 e 15 metri, che rendono le condizioni ambientali vantaggiose per l’insediamento umano (Fig. 3)
Fig. 3
.
Nel passato, la presenza del lago con il suo ambiente favorevole per l’agricoltura (colture cerealicole, vite e olivo, orticultura, (Fig. 4)
Fig. 4
) e all’allevamento (caprovini e bovini, ma anche maiale, (Fig. 5)
Fig. 5
), e che consentiva anche la pesca e la caccia, ha infatti determinato una precoce occupazione dell’area, certamente già dalla fine del IV millennio a.C., e ha poi permesso uno sviluppo insediamentale consistente durante l’età del Bronzo Antico, al tempo della cosiddetta rivoluzione urbana secondaria e  poi durante l’apogeo del regno di Ebla (c. 2400-2300 a.C.).
È proprio durante la seconda metà del III millennio a.C. che Tuqan raggiunse infatti una estensione di c. 26 ettari, configurandosi come il sito più importante del bacino (Fig. 6)
Fig. 6
. Tuqan doveva controllare i numerosi villaggi attorno al lago e anche i siti coevi ubicati a sud e a est, nel territorio steppico e nella zona collinare delle Hadidines. La densa occupazione del III millennio dovette inoltre essere favorita dalla posizione strategica del bacino all’incrocio tra una rotta sud-nord che raggiungeva Aleppo costeggiando il fiume Quweiq e una rotta est-ovest che metteva in collegamento Ebla, la piana del Jabbul e la valle dell’Eufrate, attraverso il passo ai limiti meridionali dello Jebel el-Hass. Questo stesso ruolo egemone di Tuqan si mantenne anche durante il Bronzo Medio (ca. 2000-1600 a.C.), nel periodo Paleosiriano, quando il centro urbano controlla tutta la regione, mentre allo sbocco del fiume Quweiq nel lago viene fortificato e si sviluppa il sito di Tell Hader (16 ettari di estensione).
Il bacino del Matkh iniziò ad essere oggetto di indagini archeologiche a partire dal 1964, quando prese avvio la Missione Archeologica Italiana in Siria (MAIS) dell’Università di Roma “La Sapienza”, diretta da Paolo Matthiae (Fig. 7)
Fig. 7
. Durante la prima campagna, Mario Liverani visitò diversi siti attorno ad Ebla, tra cui anche Tuqan e esplorò il territorio attorno al sito. Uno studio sistematico delle presenze archeologiche nel Matkh fu condotto durante tre campagne di ricognizioni effettuate da Alessandro de Maigret nel 1971, 1972 e 1974. Vennero identificati nove siti ubicati attorno all’antico lago, cinque a ovest di questo, quattro nella zona collinare subito a est della porzione centro-meridionale del bacino e nove nel territorio orientale, fino alle pendici nord-occidentali dello Jebel el-Hass (Fig. 8)
Fig. 8
. Nel 2010, con l’avvio del progetto europeo finanziato dall’European Research Council (Progetto FP7-IDEAS) denominato ‘The early state and its chora. Towns, villages and landscape at Ebla in Syria during the 3rd Millennium BC’ (Ebla-Chora Project, acronimo ECP), il Matkh è stato inserito nello studio geoarcheologico del territorio di Ebla. L’area presa in considerazione dal progetto si estende su oltre 3000kmq ed include tre zone ecologiche distinte ma contigue: a ovest il pianoro calcareo e la regione basaltica attorno ad Ebla (Area A), al centro la regione del bacino del Matkh (Area B) e a est la regione steppica con i rilievi dello Jebel el-Hass e dello Jebel Shbeyt (Area C) (Fig. 9)
Fig. 9
. Lo studio di queste tre aree combina i dati archeologici provenienti delle ricognizioni sul campo pregresse e le più moderne tecniche di indagine mediante immagini satellitari. In particolare, è stato possibile acquisire immagini satellitari storiche (CORONA del 1968-1969, Fig. 1) e recenti (Google™ Earth, Cartosat-1 e WorldView-2) elaborando modelli DEM (Digital Elevation Model) e geo-referenziando la cartografia archeologica prodotta durante le ricognizioni. Nell’ambito del progetto Ebla-Chora sono state anche geo-referenziate delle fotografie aeree, risalenti al 1967, che riprendono il Matkh e Tell Tuqan (Fig. 10)
Fig. 10
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Lo sfruttamento delle risorse naturali

Lo studio delle faune e dei resti botanici provenienti dai livelli dell’età del Bronzo e del Ferro/Persiano ha permesso di ricostruire l’ambiente e le modalità di sfruttamento delle risorse animali e vegetali durante la lunga occupazione del sito. Durante il Bronzo Antico gli animali domestici predominanti sono i caprovini, ma sono presenti resti di bue, equidi e cane, mentre il maiale è documentato da un unico frammento osseo. In questo periodo sono anche attestate specie selvatiche come la gazzella, pecora e capra selvatica, lepre e diverse specie di uccelli e pesci. I caprovini, prevalentemente pecore, risultano uccisi a età diverse, soprattutto dopo i quattro anni di vita e tra i due e i tre anni. Venivano quindi allevati sia per la produzione di latte e lana che per il diretto consumo carneo. Anche nei livelli del Bronzo Medio gli animali domestici che rientravano nell’alimentazione abituale prevalgono, mentre le specie selvatiche sono rappresentate da cinghiale, gazzella, capriolo, donnola, lepre, pesci e uccelli. I resti di caprovini continuano ed essere predominanti. I bovini venivano allevati soprattutto come animali da traino, ma anche per il consumo di carne, data la presenza di numerosi individui di età giovanile. L’allevamento del maiale sebbene svolgesse un ruolo marginale sembra avere a Tell Tuqan maggiore incidenza sull’economia rispetto ad altri insediamenti coevi della regione, verosimilmente a causa dell’ambiente più umido del Matkh. Numerosi resti di equidi provengono da un vano interno della porta urbica F del Bronzo Medio e sono riferibili ad ibridi tra asino e cavallo o tra asino e onagro, mentre sono attestati il cane e il gatto e tra le specie selvatiche la gazzella, che continuava ad essere cacciata nelle zone circostanti il sito. Nelle offerte funerarie rinvenute nella necropoli del Bronzo Tardo (Area L) i caprovini sono la categoria più utilizzata, seguita dai suini, mentre resti di bue, di equidi e di uccelli sono attestati in modo più sporadico. Di particolare interesse è il ritrovamento nella tomba di un adolescente di un gruppo di astragali di caprovini, che devono essere interpretati non come i resti di offerte di cibo ma come oggetti di particolare significato ludico o rituale. Nei livelli dell’età del Ferro e nel Periodo Persiano sono stati identificati resti di pecora e capra, maiale, bue, cavallo, altri equidi e pollame. Tra gli animali utilizzati a fini alimentari i caprovini rappresentano la categoria dominante seguiti in ordine d’importanza dai suini e i bovini. I livelli persiani ed ellenistici messi in luce nell’area T hanno restituito soprattutto resti di pecora e capra oltre a bovini, equidi, maiale, gallo, pecora e capra selvatica e uccelli di diverse specie. I reperti vegetali carbonizzati recuperati durante gli scavi provengono da diversi contesti datati al Bronzo Antico, Bronzo Medio, Bronzo Tardo, all’età del Ferro e al periodo Persiano. Essi sono relativi prevalentemente a diversi generi agricoli ma anche a flora naturale.

In tutte le fasi, i cereali risultano essere le piante ad uso alimentare più attestate. La specie più importante era sicuramente l’orzo (Hordeum vulgare). Insieme all’orzo sono state trovate cariossidi di altri cereali come l’emmer (Triticum dicoccum), il farro piccolo (Triticum monococcum) e grani nudi come il Triticum aestivum/compactum (grano tenero). Ma si tratta sempre di quantità moderate se paragonate all’orzo. Tra le leguminose, la specie più numerosa è la lenticchia (Lens culinaris) che era certamente una componente non secondaria della dieta, grazie al suo alto valore di proteine. Le altre specie di legumi presenti sono: il pisello (Pisum sativum), la fava (Vicia faba) e la veccia (Vicia ervilia). Quest`ultima è amara e velenosa per l’uomo per cui resta incerto l’uso alimentare, ma potrebbe essere stata usata come foraggio. Non si può comunque escludere la presenza del cece (Cicer arietinum) che appartiene alle prime colture addomesticate nel Vicino Oriente e che occupa tuttora un ruolo importante in questa regione. Semi di leguminose sono stati trovati sempre mescolati ai cereali, facendo supporre che tale mescolanza fosse intenzionale. Soprattutto per le lenticchie si potrebbe pensare anche ad una coltivazione mista con i cereali, sfruttando la capacità delle leguminose di arricchire terreni poveri di sostanze azotate. Gli alberi da frutto sono rappresentati da reperti di vite (Vitis vinifera) e di olivo (Olea europaea). Sono stati recuperati diversi reperti di vite, non solo carbonizzati, ma anche mineralizzati (processo che occorre solo in circostanze particolari). Durante il processo della mineralizzazione il tessuto vegetale viene sostituito con il fosfato di calcio presente, ad esempio, in sedimenti molto umidi o ricchi di acqua. Ambedue, la vite e l’olivo, avevano un’importanza economica notevole ed è da presumere che ci fossero vigneti e uliveti nella vicinanza del sito. Tra le piante selvatiche “infestanti” si rinvengono specie che sono solitamente associate ai cereali (Galium sp., Lolium sp.), ma anche le cd. piccole leguminose come Medicago sp. e Chenopodium sp. Non mancano però anche attestazioni di piante che venivano raccolte, come il biancospino (Crataegus sp.). Nelle sepolture della necropoli del Bronzo Tardo (Area L) sono state individuate offerte funerarie, consistenti in resti vegetali carbonizzati. La specie predominate è l’orzo, seguito dalle leguminose (lenticchie, piselli e vecce); sono stati trovati solo pochi semi di emmer e di grano tenero, come anche di vite e olivo, molto poco rappresentati nelle offerte funerarie. Alcuni frammenti carbonizzati possono essere interpretati come cibo preparato.

Il Carattere dell’occupazione e lo sviluppo insediamentale in epoca pre-classica

Tardo Calcolitico e Bronzo Antico I-III (c. 3000-2500 a.C.) (Fig. 1)
Fig. 1

Le favorevoli condizioni ambientali del territorio attorno al lago consentirono una stabile occupazione certamente a partire almeno dal Tardo Calcolitico, come testimoniato da materiale ceramico databile alla fine del IV millennio a.C. e soprattutto dalla presenza di siti durante tutta la prima metà del III millennio a.C. Sono stati identificati dieci insediamenti, tutti ubicati attorno ai margini irregolari della depressione del paleo-lago, con dimensioni comprese tra 0,3 e 4 ettari. Molti di questi siti sembrano essere stati occupati ininterrottamente durante il Bronzo Antico I-III e quasi tutti hanno anche documentata la fase successiva del Bronzo Antico IVA.

Bronzo Antico IVA (apogeo di Ebla, c. 2500-2300 a.C.) (Fig. 2)
Fig. 2

Otto siti databili alla prima metà del III millennio continuano ad essere occupati nel Bronzo Antico IVA, ovvero nel periodo dell’apogeo del regno di Ebla. A questi se ne aggiungono altri dieci, dimostrando come in questa fase la regione è interessata da un forte sviluppo demografico, che corrisponde da un lato ad un aumento di siti attorno al Matkh e dall’altro ad una espansione insediamentale nelle zone orientali, verso il pedemonte dello Jebel el-Hass, dovuto probabilmente ad un sistematico sfruttamento dell’allevamento. I siti maggiori sono Tell Tuqan (26 ettari) e Tell Hader (16 ettari): tuttavia, il materiale ceramico del BA IVA in superficie risulta molto scarso ed entrambi i centri raggiungono la loro massima estensione durante il Bronzo Antico IVB e nel Bronzo Medio, rendendo difficile ipotizzare la dimensione effettiva dell’occupazione in questo periodo.

Bronzo Antico IVB (c. 2300-2000 a.C.) (Fig. 3)
Fig. 3

In questa fase si assiste ad una contrazione insediamentale, con dodici siti documentati, che tuttavia non corrisponde ad una crisi dell’occupazione, ma piuttosto ad una riorganizzazione territoriale secondo una gerarchia caratterizzata dalla presenza di siti urbani, Tell Tuqan a ovest, Tell Hader a nord e Tell Dlamah a nord-ovest, oltre a diversi villaggi di dimensioni comprese tra uno e quattro ettari (molti dei quali già occupati nella fase precedente, mentre quelli databili alla prima metà del III millennio a.C. vengono ora abbandonati). Al contempo si registra il picco di occupazione insediamentale dei margini aridi orientali, fino al valico che permetteva di raggiungere la piana del Jabbul, dove è ubicato il sito fortificato di Tell Munbatah.

Bronzo Medio I-II (c. 2000-1600 a.C.) (Fig. 4)
Fig. 4

È questo il periodo in cui si raggiunge il massimo dell’occupazione della regione con diciotto siti documentati. Il materiale ceramico di superficie dimostra che tutti gli insediamenti avevano le dimensioni attuali dei siti e certamente i due centri maggiori erano Tell Tuqan a ovest e Tell Hader a nord, rispettivamente di 26 e 16 ettari, caratterizzati da terrapieni difensivi sui quali si aprivano porte urbiche.

Bronzo Tardo (c. 1550-1200 a.C.) (Fig. 5)
Fig. 5

In questa fase la regione è interessata probabilmente da una sensibile contrazione dell’occupazione: sono solamente sei i siti certamente databili al Bronzo Tardo, sebbene sia probabile che ciò possa dipendere anche da una contrazione dimensionale di eventuali insediamenti, rendendo più difficile l’identificazione di questa fase occupazionale sulla base del solo materiale di superficie.

Ferro I-II (c. 1200-720 a.C.) (Fig. 6)
Fig. 6

Durante il Ferro I-II la regione del Matkh sembra essere stata occupata da un numero molto ridotto di insediamenti: cinque siti solamente hanno restituito evidenze ceramiche sicure di queste fasi del I millennio, tutti ubicati sul versante occidentale del bacino. Nel Ferro III si nota nuovamente un incremento del numero di siti, sebbene sia difficile distinguere chiaramente i materiali della fase finale del Ferro da quelli del periodo Persiano.

Ferro III e Periodo Persiano-Ellenistico (c. 720-60 a.C.) (Fig. 7)
Fig. 7

Durante la fase finale dell’età del Ferro si assiste ad un aumento del numero dei siti che si dispongono nuovamente in tutta l’area del bacino. Tutti i siti sembrano essere stati occupati anche durante il periodo persiano e in età ellenistica.